C'è un modo sbagliato di insegnare a scrivere a un'intelligenza artificiale: dirle cosa non fare. Non usare titoloni bold. Non mettere i due punti dopo ogni header. Non scrivere "in pratica" o "ci mancherebbe". Non chiudere con "Un saluto". Sembra ragionevole, e per un po' funziona — fino a quando ti rendi conto che stai insegnando a dipingere dicendo "non usare il rosso, non usare il blu". Togli colori dal quadro ma non ne aggiungi nessuno.
Il problema è epistemologico prima che tecnico. Le regole negative catturano gli errori, non lo stile. Puoi avere duecento divieti e comunque generare testo da LLM — quella prosa piatta, strutturata come una slide deck, con elenchi puntati dove basterebbe una frase e formule vuote dove servirebbe personalità. Perché il modello non sa cosa mettere al posto di quello che gli hai tolto.
La soluzione è stupidamente semplice: mostrare i quadri finiti. Otto, dieci testi reali scritti o approvati dall'utente. Non regole astratte — testi. Email inviate, proposte commerciali, messaggi a clienti. Con il contesto: chi era il destinatario, che registro serviva, perché certe parole e non altre.
Il cervello — anche quello artificiale — impara meglio per imitazione che per proibizione. Un campione reale contiene informazione che nessuna regola riesce a catturare: il ritmo delle frasi, dove cadono i paragrafi, come si apre e come si chiude, il calore di un "chiamami :)" rispetto alla freddezza di un "Rimango a disposizione". Sono sfumature che non si codificano in bullet points.
Marzo 2026, email a un cliente per proporre una migrazione di hosting. La prima bozza AI aveva tre sezioni bold con i due punti — "La situazione attuale:", "La mia proposta:", "In conclusione:" — come una brochure aziendale. Quattro round di correzioni dopo, il testo era irriconoscibile: discorsivo, fluido, senza struttura rigida. Paragrafi che scorrevano come un discorso tra amici. "Coglierei l'occasione" invece di "vi proporrei di cogliere". Chiusura con "Fammi sapere, se vuoi chiamami :) Un abbraccio!" invece di "Un saluto".
La differenza tra le due versioni non era nei contenuti — erano gli stessi. Era nel come. E quel come non lo catturi con "non usare titoloni bold". Lo catturi mostrando la versione finale e dicendo: così.
Un file con campioni reali, diversificati per registro — amichevole, professionale, formale. Anti-pattern affiancati agli esempi buoni, così il contrasto è visibile. Un meccanismo di raccolta: ogni volta che l'utente corregge una bozza, la versione finale diventa un nuovo campione. Non servono cinquanta esempi. Ne bastano otto buoni.
E una regola sola che vale più di tutte le altre: prima di scrivere qualsiasi testo che esce a nome di qualcun altro, leggi i suoi testi. Non le regole su come scrive. I suoi testi.
Un file con esempi buoni vale più di cento righe di regole.