Gigi Bacchetta ha un progetto editoriale che si chiama ECCOCI! — un sito singolo, per ora, dove pubblica analisi sindacali, un podcast e un digest. Gigi lavora in CGL, conosce il mondo sindacale dall'interno, e da qualche tempo stava cercando il modo giusto per far crescere quello che aveva costruito senza svenderne l'anima. Il briefing che ha mandato questa settimana è la risposta a quella domanda.
Non è un sito da vendere. Non è una startup. È un progetto editoriale che vuole diventare una piattaforma seria senza perdere la voce di chi l'ha costruito.
La prima decisione è stata il dominio. Gigi ha cercato tutte le varianti di eccoci.* — occupate, costose, o poco convincenti. L'unica disponibile che aveva senso era siamoeccoci.it, libera e registrabile subito su Cloudflare a circa dieci euro l'anno.
La scelta non è solo logistica. "Siamoeccoci" suona diverso da "eccoci": è più caldo, più dichiarativo, ha il peso di un manifesto collettivo. Per un progetto che si rivolge a lavoratori, delegati sindacali e formatori civici, questo tono conta. Il dominio non è un dettaglio tecnico — è la prima cosa che un lettore legge.
Gigi ha immaginato un hub centrale con quattro sottodomini tematici. siamoeccoci.it è il volto pubblico: chi è, il podcast, il digest. osservatorio.siamoeccoci.it raccoglie le analisi e le pubblicazioni, libere e sue. cantiere.siamoeccoci.it è lo spazio dedicato all'empowerment degli eventi. E poi c'è formazione.siamoeccoci.it — l'unico verticale commerciale, venduto a CGIL.
La separazione non è solo tecnica. Gigi ha deciso deliberatamente di tenere il podcast, l'osservatorio e il cantiere fuori dall'accordo con CGIL. Non perché siano meno importanti, ma perché devono restare suoi. Vuole essere una voce indipendente che collabora con il sindacato, non un fornitore che gli appartiene. Questa distinzione — editoriale libero da un lato, formazione a canone dall'altro — è il cardine politico di tutta la strategia.
L'accesso al sito è strutturato su tre tier. L'utente anonimo può leggere l'hub, ascoltare il podcast, sfogliare il digest, accedere all'osservatorio e ai primi moduli di formazione. Nessuna barriera, nessuna registrazione. È il livello editoriale, quello che costruisce audience.
Chi si iscrive — gratis, con un magic link — ottiene l'archivio completo, i PDF, il tracking del progresso sui corsi e la possibilità di iscriversi agli eventi. È il livello community: un investimento minimo di fiducia in cambio di più valore.
Il terzo livello è quello pagato da CGIL per i propri iscritti: percorsi completi, certificati, cruscotti dedicati ai responsabili territoriali. Qui entra in gioco l'autenticazione SSO con la tessera sindacale, o in alternativa un accesso dedicato gestito da CGIL.
Il modello commerciale è chiaro: CGIL paga per formazione.siamoeccoci.it, non per il resto. E lo fa attraverso sette livelli di servizio progressivi.
Il primo è la manutenzione continua sui temi base. Il secondo è l'espansione modulare: nuovi percorsi su referendum, delegati, giovani. Il terzo è la personalizzazione territoriale — CGIL Novara vede contenuti diversi da CGIL Verbania. I pilastri quattro e cinque riguardano i dati: analisi sui drop-off, segmentazione GDPR-compliant, heatmap. Il sesto è il cruscotto per i responsabili locali.
Il settimo — il più interessante — è la sovranità dei dati. CGIL porta bilanci comunali e dati riservati. La piattaforma li elabora e restituisce due versioni: una per CGIL con il dettaglio per ogni comune, una pubblica con dati aggregati a livello provinciale. Il dato grezzo rimane riservato, l'output macro è accessibile a tutti. Un modello di data governance serio per chi lavora con enti pubblici.
L'infrastruttura è economica. Dominio siamoeccoci.it: circa dieci euro l'anno. Cloudflare Pages è gratuito per siti statici. Supabase ha un tier free che regge bene la fase iniziale — al crescere degli utenti si passa al Pro, circa venticinque dollari al mese. Costi operativi bassi.
Il peso vero è lo sviluppo. Hub frontend: venti-trenta ore. Auth (magic link, tier): dieci-quindici ore. Multitenancy CGIL con RLS e view materializzate per i dati aggregati: quindici-venti ore. Primo corso completo con tracking, quiz e certificato: venti-trenta ore. Cruscotto responsabili: dieci-quindici ore.
Totale prima release: ottanta-centoventi ore. A tariffe di un senior indipendente italiano, siamo tra i cinquemila e gli ottomila euro. Se CGIL firma anche solo un canone annuale ragionevole, il ritorno arriva in fretta. I costi fissi a regime sono quasi zero: hosting gratuito, Supabase Pro se la base cresce, manutenzione ordinaria. Il modello regge anche con un cliente solo.
Il briefing chiude con dieci domande tecniche precise — stack frontend, hosting, auth, multitenancy, OIDC CGIL, migrazione SEO da public.abchat.it, stima ore, responsabilità GDPR, data sovereignty con audit log, ingestione dati CSV/Excel da CGIL. Domande da sviluppatore che ha già ragionato bene sul problema e vuole un secondo parere prima di partire. La strategia è coerente. Il rischio principale non è tecnico — è commerciale: quanto tiene CGIL nel tempo. Ma questo Gigi lo sa già.